Recensione “Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak

Una mia amica mi aveva consigliato questo libro, descrivendomelo come uno dei più belli che avesse mai letto di quelli ambientati nella seconda guerra mondiale, assicurandomi che non era pesante dal punto di vista storico e ho dovuto darle ragione.
L’ho comprato per Natale e l’ho divorato in poco tempo.

Sinossi

Germania, 1939. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel scorge un libriccino nascosto nella neve e lo ruba. Comincia così la storia di una piccola ladra e del suo amore per i libri, che diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Per salvarli, è pronta a strapparli ai roghi nazisti o a sottrarli dalla biblioteca della moglie del sindaco. Ma quando la famiglia putativa di Liesel accoglie un ebreo in cantina, tutto cambia: il mondo della ragazzina diventa all’improvviso più piccolo. E, al contempo, più vasto.

 

Parla di una ragazzina, Liesel Meminger Huberman, di come vive la seconda guerra mondiale tesesca, della sua “carriera” di ladra di libri che si limita allo stretto indispensabile, di come si rifugia nella lettura, di come questa la salva, le è di conforto e di come la sfrutta per aiutare altre persone e salvare un ebreo, la cui vita si intreccia a quella di Liesel.
Una delle cose che più mi hanno colpito è che la narratrice di questa storia non è la bambina, come ci si potrebbe aspettare, ma la morte, sicuramente un cambiamento gradito. L’ho trovato molto, come dire, concentrato ma senza risultare pesante.
Di storia di una ladra di libri avevo visto già il film e prima di iniziare il libro pensavo che sicuramente, una volta finito, mi sarei ritrovata delusa dal film, come accade quasi sempre e invece mi sono dovuta ricredere: questa è una delle pochissime storie di cui ho amato tanto il film quanto il libro!
Sicuramente mi ha preso parecchio anche per un altro motivo: di solito quando leggo un libro mi immagino l’ambientazione sì, ma non avendola mai visitata la mia immaginazione ha dei limiti; invece la storia in questo libro è ambientata vicino al campo di concentramento di Dachau che io ho visitato durante la gita scolastica del mio quinto anno di liceo, nel 2011, è stata una delle esperienze più toccanti, commoventi e terribili allo stesso tempo. Leggere questo libro, che ogni tanto accenna al campo mi ha permesso di immaginarmi davvero lì, quindi ho apprezzato ancora di più.
Ragazzi non è troppo pesante dal punto di vista storico, ma vi assicuro che la storia merita!

Voto

Facebook Comments
Like
Precedente Recensione "La lettrice" di Traci Chee Successivo Recensione "Io, te e l'infinito" di Elisa B

Lascia un commento