“Baci da Polignano” di Luca Bianchini – Blog Tour

Buongiorno readers, oggi partecipiamo al blog tour di Baci da Polignano di Luca Bianchini, edito da Mondadori, che ringrazio infinitamente per il file! 

La nostra tappa consiste nel parlarvi dei personaggi.

Questo è uno di quei libri in cui più scopriamo la storia di tanti personaggi: di quelli principali ovviamente la storia è esaustiva, ma anche gli accenni di quelli secondari vengono fatti magistralmente, caratterizzando così in modo eccellente chiunque faccia anche solo una comparsa. 

Il primo di cui voglio iniziare a parlarvi è anche il primo che incontriamo nella lettura: don Mimì è un commerciante di sessant’anni che è appena stato lasciato dalla moglie Matilde. 

In fondo, Mimì aveva sempre sognato la libertà, ma alcuni sogni sono belli solo se non si realizzano. 

È un uomo riservato, ma la ritrovata libertà gli ha dato il la per potersi concentrare un po’ di più su se stesso. La tappa per il nuovo guardaroba è quasi d’obbligo, anche spinto da Nando, amico ritrovato dopo la separazione coniugale.
È un uomo che ama il proprio lavoro, rendendo più vero che mai il famoso detto del compianto Steve Jobs. È sempre disponibile per aiutare gli altri, ma non disdegna partire all’avventura.
Da sempre innamorato di Ninella – donna conosciuta in gioventù non che consuocera – grazie alla separazione l’ottimismo torna a scalpitare

Ninella era la donna della sua vita, quella che non aveva voluto sposare e che non aveva smesso di amare.

Ma il tempismo non è dei migliori, e anche se ora ha la possibilità di vivere nuove esperienze con la donna che ama – quelle banali che daremmo per scontate, come andare a fare la spesa -, la speranza di poter avere una possibilità di stare con lei viene ostacolata proprio dalla di lei volontà.

Anche Ninella è sempre stata innamorata di don Mimì, ma è una donna orgogliosa, che non sta ad attendere il principe azzurro perché la venga a reclamare. Fa la sarta, e alla soglia dei cinquantacinque anni, nonostante qualche chiletto in più, è ancora bella e desiderabile, e soprattutto giovane dentro, anche grazie alla storia che ha con Carlo, architetto milanese di appena trentotto anni

Carlo aveva spirito di avventura, un ciuffo davanti agli occhi, molto gusto nel lavoro e un cuore tamarro nella vita. […] Le donne più grandi lo eccitavano e non lo tormentavano con l’idea di fare figli.

È una donna con un carattere forte, è dura con se stessa e pretende tanto, ma la storia con lui la spinge a superare i propri limiti, a vivere la ritrovata giovinezza e fare le “cavolate” che allora non ha potuto fare. Il fatto che ora il suo vecchio amore sia libero non la fa correre tra le sue braccia, un po’ per paura che lui ora la voglia perché incapace di stare solo, un po’ per Carlo, 

«Perché è stato presente da subito, e perché mi fa stare bene, che poi è quello che conta.»

È anche la classica persona che definiremmo troppo buona.
Ha due figlie che ciascuna a modo suo le danno un bel daffare. Chiara è la più grande, sposata da qualche anno con il figlio di don Mimì con cui ha una bimba di cinque anni, Gaia, che adora essere viziata dalla nonna Matilde. Anche Chiara ha i suoi problemi con il matrimonio, i classici problemi che pesano anche sulle spalle di una mamma. Nancy è la figlia minore, va all’università, ma rappresenta al meglio lo stereotipo che da qualche anno si fa sempre più in vetta alle classifiche: la nuova generazione, più preoccupata dell’apparire, sempre con il telefono in mano a raccattare più followers possibile in modo da diventare influencer. È un personaggio, in tal senso, davvero molto ben caratterizzato. 
Ma nonostante tutto, quello che spicca di più in tutto il libro, è l’amore che le due ragazze provano per Ninella.

Matilde, fan dello yoga e della Thun, è l’ex moglie di don Mimì,

Era una di quelle mogli che pretendono che il marito le consideri

e quando ciò non avviene, cercano quello di cui hanno bisogno in altri; nel suo caso, in Pasqualino Settebellezze, come lo chiama lei, l’ex tuttofare della famiglia ora trasferitosi da Matilde.
La classica donna pesante, pressante e gelosa, ora si dedica a viziare a più non posso la nipotina (facendo storcere il naso alla povera Ninella). 

Dobbiamo ora passare ad altri due personaggi, i figli di don Mimì e Matilde: Damiano e Orlando.

Erano due bei ragazzi, ma agli antipodi: Damiano si sentiva il padroncino del Sudest barese, con la grande frustrazione di non poter seguire “la Bari” in trasferta con gli amici, ma con una bambina in casa era giusto che si desse una regolata.
Orlando, invece, da quando aveva fatto coming out alle nozze del fratello, viveva in una bolla.

Damiano è sposato con Chiara, un papà molto permissivo, pronto a dargliele tutte vinte a Gaia, o quasi. Un po’ la testa calda della famiglia, spesso soggetto a balbuzie da nervosismo, rimane sconcertato dalla separazione dei genitori. E, insieme al fratello, non è molto ben disposto verso la decisione della madre di mettersi il vecchio Pasqualino in casa, a rimpiazzare anche troppo repentinamente la figura genitoriale maschile.
Non sempre dedito al 100% sul lavoro, spesso si ritrova a chiedere al padre favori e aiuti in tal senso.
È molto legato al padre e non si risparmia quando questi ha bisogno di sostegno morale, anche riguardo a Ninella.
Decisamente ingenuo per quanto riguarda il suo rapporto coniugale, è il tipo di persona che le cose le capisce tardi, ma almeno le capisce, e cerca di porre rimedio.

Orlando è il figlio minore, abita a Bari, è un avvocato. Non è mai felice di tornare nel paese di origine, anche perché non gli piacciono i pettegolezzi o essere al centro dell’attenzione, soprattutto da quando al matrimonio del fratello ha dichiarato essere gay. Non è tipo da storie serie, e anzi le cerca anche complicate (masochista!), ma quando rivede Mario, il suo ex nonché figlio della signora Labbate (che vi menziono dopo), qualcosa scatta… Un personaggio che nel corso del libro subisce un’evoluzione, uno di quelli che più ho apprezzato. 

Uno dei personaggi secondari che più mi ha fatto ridere è la signora Labbate, la classica comare del paese, la pettegola, quella che sa tutto di tutti, le cui orecchie hanno un’estensione tale da essere in più posti contemporaneamente, incorporate persino nei muri del paese; in altre parole

non a caso quella donna era soprannominata “radio Polignano”

Anche se ci sarebbe ancora tantissimo da dire, e tanti altri personaggi di cui parlarvi, la mia tappa termina qui. E vi dirò, non è stato facile dover fare una sorta di scrematura per la tappa, perché l’autore è stato bravo a intrecciare le vite di tutti questi personaggi proprio come mi immagino siano in un paesino del meridione. 

Sperando che l’articolo vi sia piaciuto, ma che soprattutto vi abbia incuriosito, vi invito a “fare un salto” sui blog degli altri partecipanti all’evento per non perdervi nemmeno una tappa di Baci da Polignano!

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