Recensione “Il diario di Anne Frank”

Sinossi

Il “Diario” della ragazzina ebrea che a tredici anni racconta gli orrori del Nazismo torna in una nuova edizione integrale, curata da Otto Frank e Mirjam Pressler, e nella versione italiana da Frediano Sessi, con la traduzione di Laura Pignatti e la prefazione dell’edizione del 1964 di Natalia Ginzburg. Frediano Sessi ricostruisce in appendice gli ultimi mesi della vita di Anna e della sorella Margot, sulla base delle testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

 

 

Beh penso che la trama sia talmente conosciuta che non ha bisogno di molte parole e non mi preoccupo nemmeno del rischio di spoiler, sappiamo tutti come finisce.

E’ la storia di una ragazzina e la sua famiglia che si nasconde in un alloggio segreto dal ’42 al ’44 insieme ad altre 4 persone.
Questo è il mio periodo di libri che parlano della seconda guerra mondiale, prima” storia di una ladra di libri”, poi ho riletto come si deve “se questo è un uomo” e ora questo…
Devo ammettere che mi ero sempre rifiutata di leggerlo per vari motivi: pensavo fosse troppo noioso, troppo pesante, poco scorrevole e comunque negli anni passati non ero incline a letture del genere.
Mi sta sicuramente dando molto da pensare ed essendo comunque una raccolta di lettere e degli scritti di questa ragazzina, mi fornisce una prospettiva tutta nuova su un’era in cui l’umanità ha forse dato il peggio di sè, ma anche il meglio.
Sicuramente lo trovo molto meno noioso di quanto immaginassi e anche molto scorrevole. Mi viene da pensare che non sia stato facile per il padre, una volta finito tutto, leggere certe cose sul diario della figlia, come si sentiva, cosa pensasse della madre ecc… penso che sia davvero dura.
Anne era una bambina viziata prima della guerra che è dovuta crescere e maturare in fretta; la convivenza forzata, al chiuso, in silenzio per la maggior parte del tempo, con altre persone non deve sicuramente essere stata facile, è molto combattuta mi pare tra chi è, chi vorrebbe essere, come vorrebbe essere, come appare e come vorrebbe apparire (lo so non si capisce nulla, ma nemmeno lei ci capiva nulla). Oltretutto si è ritrovata in quella situazione in un’età, dai 13 ai 15 anni, molto critica sotto vari punti di vista.
Sto realizzando in maniera più reale di quanto non facessi prima che non tutti i tedeschi odiavano gli ebrei, ci sono gli studenti che vengono arrestati perchè si rifiutano di firmare per Hitler. Prima ho parlato del meglio dell’umanità: un esempio ne sono sicuramente i protettori di queste persone, che le nascondono e aiutano a loro rischio e pericolo, e il rischio si sa che era molto grande; dal libro si capisce anche che non erano gli unici, che molte sono state le persone che hanno dimostrato compassione, altruismo, che hanno rischiato la vita per delle persone la cui unica colpa, se così si può chiamare, era quella di essere ebrei.
Ho quasi finito il libro e per quanto sappia come va a finire, più vado avanti con la lettura e più mi ritrovo a sperare che il finale sia diverso.
E’ sicuramente molto toccante e se ci si sofferma abbastanza a pensare alla vita che hanno vissuto queste persone, si finisce con l’apprezzare molto di più la nostra nonostante tutti i problemi che si possono avere; almeno questo a mio avviso.

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