“L’ultima nave per Tangeri” di Kevin Barry – Review Party

In questo lunedì uggioso di inizi ottobre partecipo al RP di L’ultima nave per Tangeri di Kevin Barry, un libro uscito pochi giorni fa per Fazi Editore, che ringrazio molto per il file. 

L'ultima nave per Tangeri - Trama
Nel porto spagnolo di Algeciras, Maurice e Charlie, due irlandesi sulla cinquantina, tengono d’occhio le navi per Tangeri. Stanno cercando Dilly, la figlia di uno dei due. Maurice e Charlie si conoscono fin dall’adolescenza: sono due ex trafficanti, hanno iniziato a spacciare da giovani, sono cresciuti, hanno fatto i soldi, hanno pestato i piedi ai rivali, si sono dovuti nascondere per non essere ammazzati, hanno attirato la sfortuna, sono andati in esilio innumerevoli volte, hanno bevuto come spugne, si sono strafatti di eroina, hanno amato e tradito la stessa donna, Cynthia, per la quale si sono accoltellati. Ormai tagliati fuori dai giri criminali, Maurice e Charlie, due presenze minacciose soltanto in apparenza, si rivelano per ciò che sono diventati: due ex criminali al verde, due balordi noti come macchiette all’interno del porto, che inseguono un fantasma che forse non è mai esistito se non nella loro immaginazione. Finalista al Man Booker Prize, incluso nella lista dei cinque migliori romanzi dell’anno per «The New York Times» e in testa alle classifiche irlandesi, L’ultima nave per Tangeri è un romanzo ossessionato dal mistero dell’amore, intriso di una bellezza malinconica e di un umorismo raro che conferma Kevin Barry come uno dei più talentuosi e premiati autori irlandesi contemporanei.

Siamo al porto di Algeciras, in Spagna, in compagnia di Maurice e Charlie

Hanno da poco superato i cinquanta. Gli anni ormai si ritirano come una marea. Ci sono i vecchi tempi sui loro volti, nelle linee dure delle mascelle, nelle bocche sgangherate. Ma conservano – più o meno – un’aria spavalda. 

Attendono con ansia ogni nave in arrivo da Tangeri. Per quale motivo? Stanno cercando disperatamente Dilly, figlia di Maurice di cui non si sa più nulla da tre anni. 

Immagina se anche tu, dopo tre anni, non faresti di tutto per liberarti da questa sensazione. Perché sai che c’è? Il mio cuore è finito fuori dalla sua cazzo di gabbia e se ne corre in giro per il mondo.

Corre voce che Dilly possa arrivare lì con una nave da Tangeri, ecco perché aspettano, apparentemente in modo paziente, e ogni volta che vedono qualcuno che potrebbe conoscere la ragazza lo fermano. Dilly, l’ultima volta, portava i dread

I dread, capito? Bob Marley, Jah Rastafari?
Potrebbe avere un paio di cani, direi

Ecco che quindi, in loro compagnia, incontriamo diversi personaggi con queste stesse caratteristiche, e non sempre sono amichevoli. Il perché lo intuiamo subito, ma grazie a capitoli alternati narranti vicende passate, scopriamo che i due si conoscono da tantissimi anni, hanno iniziato insieme la loro “carriera”, non molto lodevole, di trafficanti. Insomma, da poveri a ricchi in modo forse “facile” ma  vivendo con l’ansia ogni momento, perché non è certo una vita priva di pericoli. 

Amicizia e amore nonostante le difficoltà, gli imprevisti e gli ostacoli sono parte del filo conduttore che lega questi personaggi tra passato e presente. 
La ricerca di Dilly, l’aspettarla fermi al porto, “interrogare” persone per sapere dove sia favorisce l’occasione per i due protagonisti di viaggiare con la mente, riavvolgendo i ricordi, facendoceli conoscere a 360 gradi. 

L’ultima nave per Tangeri è una boccata d’aria non tanto fresca, quanto diversa dal solito. Non avevo, credo, mai letto un libro di un autore irlandese, e poche volte ho riscontrato una narrazione così… spigolosa, mi verrebbe da dire di primo acchito. All’inizio sono rimasta sorpresa dalla mancanza di segni di dialogo, per rendermi poi conto, però, che l’autore è stato molto bravo a non farne pesare la mancanza. Si capisce sempre subito chi sta parlando, non c’è adito per i dubbi.

In più, in alcuni punti, sembra quasi una via di mezzo tra una narrazione normale e quella teatrale, e stranamente questo mix non mi è dispiaciuto. Mi ha lasciata un po’ interdetta, non essendone abituata, ma di certo non in negativo. 

Sopra di loro, un bar che si raggiunge con una scala mobile sibila di aspettative, tintinna di vita. 

Un ulteriore punto a favore va per le descrizioni, che non sono semplicemente oggettive, ma pregne di sentimento in molti casi, quasi fosse un modo di vedere la vita. 

Decisamente consigliato per tutti coloro che vogliono provare nuove esperienze, cogliendo il lato umano di quelle persone universalmente dette cattive.

Voto per L’ultima nave per Tangeri 

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