Le sorelle Brontë – Blog Tour – Le istitutrici: letteratura vs realtà

Buongiorno readers! Per la prossima uscita di Mondadori Oscar Vault del 25 agosto, Le sorelle Brontë, volume che racchiude i tre libri più famosi delle sorelle, è stato organizzato questo blog tour stupendo! Noi ci occupiamo di un tema molto interessante! Prima, però, la scheda del libro!

Le sorelle Brontë - Trama
Da Cime Tempestose, a Jane Eyre, passando per Agnes Grey, fino ai meno noti L’angelo della tempesta, La Signora di Wildfell Hall e Shirley, le tre sorelle Bronte ci hanno lasciato romanzi immortali, capolavori della narrativa ottocentesca pieni di pathos e emozione, ciascuna con la propria voce. A questi romanzi si aggiungono i sublimi versi nei quali rivive tutto il fascino della natura selvaggia delle brughiere dello Yorkshire, tra distese d’erica, roccia e foschia. Questo volume offre l’occasione per riscoprire tre voci femminili originalissime nel panorama letterario, tra incanto, disperazione, e il desiderio insopprimibile di affermare la propria identità.

Le istitutrici: letteratura vs realtà

Figura quasi del tutto scomparsa, nel passato l’istitutrice ricopriva il ruolo di educatrice, istruiva i ragazzi delle famiglie signorili, una funzione analoga a quella del precettore.

Sicuramente tutti voi sapete di cosa si tratta, almeno una volta nella vita avrete letto un libro con una istitutrice come personaggio, o visto un film magari.

Nella letteratura di qualche secolo fa era molto comune inserire questa figura nei libri poiché, fondamentalmente, faceva parte della vita di molte persone.

Dobbiamo anche pensare che fino a non molto tempo fa per le donne le prospettive di lavoro erano molto poche: cameriera, sguattera, cuoca e poco altro. Essere istitutrice era uno dei pochi modi che permettesse alle donne di avere un minimo di autonomia, anche economica. Un piccolo esempio da Agnes Grey di Anne Brontë

Sarebbe stato bellissimo fare l’istitutrice. Vedere il mondo, iniziare una nuova vita, agire liberamente, esercitare facoltà inutilizzate, mettere alla prova una forza sconosciuta, guadagnarmi da vivere e guadagnare qualcosa per aiutare mio padre, mia madre e mia sorella, oltre a liberarli dell’impegno di pensare al cibo e ai vestiti per me;

Andiamo con ordine però, che c’è tanto da dire e sapete che tendo a mescolare troppo.

Le prime domande che mi sono fatta quando ho iniziato a fare ricerche per questo articolo sono state: da quando esistono? Chi erano? Come si diventava istitutrice?

Troviamo esempi di istitutori e precettori fin dai tempi antichi, vi dice nulla Aristotele? Ma per la donna, ovviamente, è ben diverso… In Inghilterra nasce ai tempi dei Tudor, una “carica” riservata alle dipendenze dei soli nobili. Nell’Ottocento assistiamo a un profondo cambiamento sociale, i ricchi non sono più solo i nobili, ma anche i borghesi (vi ricordate la seconda serie di Elisa di Rivombrosa?) che possono ora permettersi per i figli un insegnamento privato. Ecco che quindi l’istitutrice diventa proprio uno status symbol! Chi ne aveva una alle proprie dipendenze mostrava il proprio potere economico.

Come si diventava istitutrici?

Tramite studi privati, soprattutto se in famiglia c’era qualche membro della Chiesa, come Agnes Grey nell’omonimo libro o le sorelle del reverendo St. John Rivers  in Jane Eyre, oppure, più semplicemente, come le stesse sorelle Brontë. Jane Eyre, invece, riceve la sua formazione in un collegio femminile. Lowood viene però descritto come un luogo punitivo, anche leggere di quel collegio è stato abbastanza uno strazio per quanto mi riguarda. Nella realtà non tutti i collegi erano così negativi, per quanto comunque severi, soprattutto perché in maggior parte sotto le direttive della Chiesa.

Nell’immaginario letterario, spesso le istitutrici vengono viste come insignificanti e noiose, inferiori – mi viene in mente proprio Jane Eyre (uno dei miei classici preferiti) – brave solo a insegnare svariate materie ai propri allievi, ma a volte troviamo delle eccezioni; è il caso di Mrs Taylor in Emma, di Jane Austen, che non è solo l’istitutrice di Emma, ma anche sua amica e confidente, tenuta in gran considerazione da Mr Woodhouse.

Quando poi un’istitutrice non era possibile pagarla, ci pensavano le madri a educare i propri figli. Qualche esempio?

Vi ricordate i poveri nervi della Signora Bennet in Orgoglio e Pregiudizio, di Jane Austen? In quel libro capiamo bene come fosse considerato scandaloso non essere seguite da un’istitutrice, sicuramente ricordate bene anche la faccia di lady De Bourgh (grandissima interpretazione nel film del 2005, peraltro)!

©Credits

In Northanger Abbey troviamo la mamma di Catherine preoccupata più di insegnare le basi di scrittura e matematica ai figlioletti più piccoli che completare la preparazione scolastica di quelli più grandi, ecco la ragione della libertà di Catherine di vivere nei suoi romanzi gotici.

Sto andando fuori tema? Forse, ma mi premevano questi due esempi per calcare ancora un po’ l’importanza della figura dell’istitutrice. Più questa era preparata, più veniva richiesta da famiglie di alto livello. All’epoca, oltre alle materie di base, una donna doveva saper fare molto altro…

“Oh! Di certo,” esclamò la sua fedele assistente, “nessuna può essere veramente considerata colta se non va ben oltre la media comune. Una donna deve conoscere a fondo la musica, il canto, il disegno, la danza e le lingue moderne, per meritare questa definizione; oltre a tutto questo deve avere un certo non so che nell’atteggiamento e nel modo di camminare, nel tono della voce, nel rivolgersi agli altro e nell’esprimersi, altrimenti la definizione vale solo a metà.

Vi ricorda nulla? È la sorella di Mr Bingley a parlare, nel mitico Orgoglio e Pregiudizio. Aspettative molto alte, non credete? E comunque non pensate che le materie fossero solo queste… 

Per tirare in parte le somme: più prestigiosa era l’istruzione, e maggiormente veniva richiesta l’istitutrice, anche perché se le ragazze erano ben formate dal punto di vista sociale e artistico, avevano più probabilità di contrarre un matrimonio vantaggioso… sì, le aspirazioni di una donna a quei tempi erano ben poche…

Badate bene però, non è che fosse sempre tutto rose e fiori – e per quanto realistici, i romanzi sono, appunto, romanzati -, lo scopriamo ampiamente grazie ad Anne Brontë che ci racconta di come spesso venisse trattata male dai suoi giovani allievi e dai genitori di questi, secondo cui i vizi e la maleducazione dei figli era da attribuirsi all’inadeguatezza dell’istitutrice… Mmh, mi ricorda effettivamente il pensiero che viene condiviso dalla maggioranza dei genitori odierni…

Essere istitutrice ricopriva un ruolo di classe media, ciò significa che i nobili, viziati e con la puzza sotto il naso per antonomasia, trattavano queste donne spesso con disprezzo; con un po’ più di considerazione venivano invece trattate dalla borghesia, probabilmente per il minor divario sociale.

Ma l’istitutrice non fungeva solo da insegnante, nossignori. Molto spesso faceva anche da governante, se questa non era presente, e soprattutto da mamma, lasciando così la padrona di casa libera di potersi dedicare ai propri hobby, al marito, alle attività sociali di svariato tipo. Di nuovo un piccolo estratto da Agnes Grey, se non mi dispiace, che si ricollega anche al discorso di poco fa

«Non li troverete molto avanti negli studi» disse «perché ho avuto ben poco tempo di occuparmi io della loro educazione e fino a questo momento abbiamo pensato fossero troppo giovani per avere un’istitutrice;

Mmh, si potrebbe dire che sono state tra le prime a imparare la delicata e certosina arte del multitasking!

Ma esistono ancora le istitutrici? Ebbene sì! Seppur meno comuni e con ruoli diversi, ancora oggi è possibile assumerne una, forse più comunemente detta governante.

Prima della Prima guerra mondiale erano impiegate maggiormente, soprattutto nelle famiglie benestanti e per lo più in campagna, perché magari bisognava percorrere molta strada per arrivare alla scuola più vicina. Oggi è una figura ancora tipica delle famiglie reali, compresa quella più famosa e chiacchierata, la famiglia reale inglese!

Ebbene sì, anche la regina Elisabetta II e la principessa Margaret hanno avuto una governante, Marion Crawford, detta “Crawfie”.

E Marie Curie? Ha avuto una governante anche lei? Be’, in realtà non lo so, ma so che ha ricoperto lei stessa questo ruolo per potersi pagare gli studi e diventare, in seguito, una delle donne più famose nella storia della scienza, vincitrice di ben due premi Nobel! Due! Solo quattro persone hanno ricevuto due premi Nobel nella loro vita, e lei è l’unica donna! Metto un attimo a tacere la mia parte femminista, altrimenti vado fuori tema, ma non prima di consigliarvi la tappa del blog Il club delle lettrici compulsive, sempre riguardo a questo blog tour, che parla delle necessità della autrici di utilizzare uno pseudonimo maschile, davvero molto interessante, lo trovate qua.

Insomma, l’istitutrice è sicuramente uno di quei personaggi che in determinati libri, ambientati in determinati periodi, anche solo una comparsa la fa. Potrà non essere stata una figura fortunata come Jane Eyre, che alla fine sposa il suo padrone per amore, sicuramente non è stato un ruolo facile da ricoprire: troppo poco per i nobili, troppo per gli umili servi gelosi della posizione privilegiata. Ma sicuramente possiamo dire che si tratta di un inizio, la timida base che ha permesso poi, nel corso dei lenti secoli, di portare le donne dove sono ora. O almeno questo è il mio pensiero.

Sperando che la tappa vi sia piaciuta, aspetto con ansia di discuterne con voi, mi piacerebbe conoscere anche i vostri punti di vista!
Vi lascio il banner con le date delle altre tappe di questo fantastico blog tour, non perdetevele, sono veramente molto interessanti e ci permettono di fare un bel tuffo nella letteratura dell’800!

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