La critica letteraria… quella flop!

Buongiorno, readers. Ieri notte mi è capitato di leggere un post in un gruppo: un lettore chiedeva info riguardo a un libro/stile autrice basandosi su una recensione di un blog di cui, per motivi di privacy, non farò il nome (ma se continuate a leggere troverete tutti gli elementi per capire di quale si tratta).

L’autrice in questione era Licia Troisi e, avendo avuto il mio momento Troisiano in quel di gioventù, mi sono incuriosita e sono andata a leggere questa recensione.

Panico. Catastrofe. E i famosi cohones girati per traverso.

Di recensioni negative ne faccio anche io, di critiche pure, ma se c’è una cosa che non tollero e mi fa saltare i cinque minuti è insultare gli autori. Questo blogger, in particolare, è riuscito a farmi andare fuori di testa a “un diario di fantasie scritto da una tredicenne ritardata che si mostra compiaciuta per le sue trovate di merda mentre è sdraiata sul letto a pancia in giù e dondola i piedi.”

Già di per sé questa frase dovrebbe far capire l’enormità dello sbaglio, ma siccome ho imparato che con taluni è sempre opportuno andare a specificare…

Si vuole fare un articolo di smantellamento di un libro? Benissimo, con i dovuti toni, perché no? La libertà di pensiero è sacrosanta, e ammettiamolo, alcuni libri lo meritano proprio. Lo si vuole fare pavoneggiandosi e ricercando uno stile da critico letterario vincitore del Pulitzer? Prego, si può fare anche questo, o almeno ci si può provare. Lo si vuole fare a suon di insulti verso un’autrice? Eh, no, qua si casca, perché l’articolo ironico e sarcastico attira sempre, tanto quanto la cafoneria sprigiona un olezzo tanto forte da tenere a chilometri di distanza chi ha un minimo di sale in zucca.

Spoiler: l’insulto e la cafoneria non fanno mai ridere. Mai.

Scrivere un articolo demolitore, a ragione o meno, in stile vagamente satirico a volte premia, in questo caso, mi sa proprio che ha floppato.
Per precisare, non sono una grande fan di Licia Troisi: ho letto alcuni suoi libri, da giovane, che non mi avevano coinvolta al 100%. Probabilmente oggi, con gli studi e l’esperienza acquisiti, potrei trovare anche io i difetti di personaggi piatti e trama poco incalzante, ma, ripeto, oggi… Licia Troisi scrive libri per ragazzi e in quel range di età i suoi libri possono far appassionare molti giovani, forse proprio per lo stile non così ricercato, per la trama poco complicata, perché ammettiamolo, in quanti a quindici anni si leggono spontaneamente Tolkien? Suvvia… Anche io a quell’età avrei detto che Dumas non sapeva scrivere e che, perdindirindina, poteva anche tagliarla più corta per alcuni libri, eh!

Inoltre, non dimentichiamoci che nessuno nasce imparato e Licia ha scritto il primo libro a ventiquattro anni… E se proprio vogliamo, la Mondadori non pubblica esattamente castronerie… per dire…

In conclusione, gente, davvero, attenti a insultare pesantemente autori solo perché i libri non sono stati di vostro gusto, soprattutto quando, in teoria, non rientrate nella fascia d’età consigliata.
Potete criticare o anche offendere un libro per vari motivi, ma la persona no, e non perché lo dico io, per l’amor del cielo, ma si tratta di semplice civiltà e educazione, la si dovrebbe imparare in tenera età… la insegnano ancora, vero?

Inoltre, ahimé, non tutti sono in grado di divertire il pubblico imbastendo parole e caricando l’inchiostro di sarcasmo… è un’arte davvero per pochi, al giorno d’oggi.
Nemmeno per me, per inciso, ma…

A pungere con eleganza, voi, signore, siete disarmato.

(I tre moschettieri, certo, non il libro, ma ehi, è pur sempre Dumas!)

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